
Che peccato che la bellissima festa dell’Epifania sia stata ridotta alla festa della befana e dei doni!
Almeno la liturgia ci aiuta a riappropriarci del senso di questa festa, così strettamente unita al Natale.
Come seconda lettura ci è stato proposto un brano della lettera dell’apostolo Paolo alla comunità cristiana di Efeso. Fa un’afferma¬zione non facilmente comprensibile di primo acchito: “per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero”. Noi usiamo la parola mistero per intendere qualcosa di oscuro, sconosciuto, inspiegabile. Qui e in altri testi san Paolo lo usa per intendere il progetto di Dio di farsi conoscere non solo al popolo di Israele ma a tutti i popoli della terra, anche quelli che allora venivano chiamati “i gentili” o “le genti”. Paolo spiega che con la venuta di Gesù Cristo questo progetto di Dio, prima non conosciuto, ora si è manifestato.
Ecco il significato della festa dell’Epifania, che vuol dire appunto manifestazione. I tre saggi che dall’oriente vengono a Betlemme in cerca di un “re” per adorarlo rappresentano tutti coloro che non appartenevano a Israele, il “popolo eletto”. Israele credeva di essere l’unico depositario delle promesse di Dio e della sua conoscenza, e disprezzava gli altri credendoli esclusi dall’elezione di Dio.
Dopo duemila anni di cristianesimo vediamo che questo disegno di Dio si è avverato. Uomini e donne delle più svariate culture e di ogni parte del mondo hanno accolto il Vangelo e credono nel Dio di Gesù Cristo.
Ma noi che abbiamo ricevuto da duemila anni il messaggio cristiano, ci crediamo ancora? Abbiamo imparato a conoscere Gesù e il suo insegnamento? Siamo convinti che egli ci ha portato la rivelazione definitiva di chi è Dio e del suo amore per noi? Abbiamo fatto esperienza che nella sua Parola troviamo la strada della felicità, della vita piena, la luce che ci permette di camminare in un mondo sempre più complicato e disorientato?
Matteo ci ha raccontato che i tre saggi venuti dall’oriente si sono lasciati guidare da una stella. Non sappiamo di cosa si sia trattato, ma non importa, la stella ha più un valore simbolico, evocativo.
Sento anch’io il bisogno di avere una stella che mi guidi nel cammino della vita, specie quando la strada si fa faticosa, o buia, come quando arriva la sofferenza, la prova, il dubbio, le cadute, la paura della morte. La ragione, il buon senso, l’aiuto di altri mi sono certamente utili. Ma è nella Parola di Dio, specialmente nel Vangelo, che ho incontrato la mia stella polare. Rimane sempre fissa, e non mi delude. Quando non capisco come muovermi, quando sbaglio strada, quando avrei voglia di fermarmi per la stanchezza, guardo lì e mi ritorna la speranza, la forza, la gioia.
Ecco, il racconto ci dice che i tre saggi “al vedere la stella, provarono una gioia grandissima”. Che il Signore ci conceda di riconoscere la stella che ci può guidare e di seguirla. Ne avremo gioia!