
Ascoltando le letture bibliche che la liturgia di questa 3a domenica di Quaresima ci propone, risalta facilmente il collega-mento fra l’episodio della fonte d’acqua scaturita dalla roccia che ha dissetato il popolo di Israele sfinito nel deserto, e il pozzo d’acqua presso il quale Gesù chiede da bere a una donna samaritana.
Il popolo che attraversa il deserto ha sete, e Mosè intercede da Dio il miracolo di far uscire l’acqua da una roccia.
Anche Gesù ha sete e chiede da bere alla donna, ma di fronte alla sua obiezione le dice: Se tu mi conoscessi, chiederesti tu da bere a me, e io ti darei acqua viva, fresca, che non si esaurirà mai, e non avrai mai più sete.
Di tutto il lungo episodio della donna samaritana riportato da Giovanni, oggi mi colpiscono in particolare queste parole di Gesù: “Se tu conoscessi il dono di Dio - che sono io - mi chiederesti tu da bere”.
Sono tante le persone che, negli ultimi decenni, si sono allontanate dalla fede e conseguentemente dalla Chiesa e dalla pratica religiosa. Sicuramente ne conosciamo anche noi.
Spesso neppure se ne rendono conto. Il più delle volte infatti non si tratta di un rifiuto consapevole e motivato di Dio e degli insegnamenti religiosi, come fa ad es. chi si dichiara esplicitamente ateo. Più semplicemente, hanno smesso di considerare Dio e il rapporto con lui importante per la propria vita. Molti hanno ricevuto da piccoli una formazione religiosa, ma poi Dio è diventato insignificante. Oggi Dio risulta per loro un essere estraneo, lontano. Tutto ciò che si riferisce a lui, come la pratica religiosa, i dogmi di fede, i precetti morali… appare loro vuoto e senza senso. Un mondo infantile, sempre più distante, al massimo tollerato come un fatto privato, buono per i bambini o per qualche vecchio che ha paura della morte.
Io li capisco. Forse è stata trasmessa loro l’immagine di un Dio giudice severo e pronto a castigare le nostre colpe. O un Dio tappa-buchi al quale ricorrere quando non sappiamo come cavar¬cela nei guai della vita. O un Dio che dobbiamo acconten¬tare con l’osser-vanza di alcune pratiche religiose, ma che non ha nulla a che vedere con la vita reale. O un Dio relegato nel mondo spirituale, ma che non può competere con il mondo materiale e razionale…
E mi chiedo: ma queste persone hanno mai incontrato e conosciuto Gesù? “Se conoscessi il dono di Dio… mi chiederesti da bere”. Hanno mai ascoltato le sue parole: “Vi ho detto queste cose perché la vostra gioia sia piena” - Venite a me voi che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo” - “Sono venuto perché gli uomini abbiano la vita piena, in abbondanza” - “Sarò con voi per sempre” ?
E ancora: hanno mai vissuto una celebrazione nella quale hanno sentito vibrare il cuore nell’ascoltare la Parola di Dio insieme a tanti fratelli e sorelle - si sono mai sentiti accolti, capiti, perdonati e abbracciati da un sacerdote che ha trasmesso loro il perdono e l’abbraccio paterno di Dio? - hanno mai ascoltato cristiani felici di aver conosciuto Gesù e capaci di contagiare ad altri la loro gioia?
Gesù dice alla donna samaritana: “Chi beve dell’acqua che io darò, diventerà lui stesso una sorgente d’acqua fresca”.
Noi siamo seguaci di Gesù, veniamo in chiesa, beviamo spesso della sorgente di vita piena che è lui stesso e il suo Vangelo. Chi ci incontra, trova in noi acqua fresca per dissetarsi? Speranza per continuare ad andare avanti in questo mondo complicato? Luce per illuminare le domande e i dubbi della ragione?
Chiediamo insieme la grazia per conoscere sempre più il dono di Dio che è Gesù Cristo, per dissetarci della sua Parola e per essere a nostra volta sorgente d’acqua fresca per tanti.