Organismi di Comunione

GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

 

 

 

 

 

Delle letture appena ascoltate, probabilmente la parte che ha attirato maggiormente la nostra attenzione è il racconto di Matteo del miracolo eclatante compiuto da Gesù durante la violenta tempesta sul lago: prima cammina sulle acque, poi fa passare improvvisamente la burrasca portando in salvo la barca dei suoi amici.
Ma io vorrei fermarmi un po’ sulle prime righe del passo del vangelo: Gesù che si ritira in disparte, da solo, a pregare. E vi resta a lungo, fino a notte inoltrata.
Secondo i vangeli, questo si ripeteva spesso. A volte prima di una importante decisione, altre dopo una faticosa giornata passata in mezzo alla gente a guarire malati e a predicare. Gesù si allontanava da tutti e restava da solo, a lungo, in preghiera con il Padre.
Perché Gesù prega? Lui era Dio, il Figlio di Dio. Aveva detto: io e il Padre siamo perfettamente uniti… Eppure sente il bisogno di fermarsi, di uscire dal ritmo intenso delle sue giornate e incontrarsi da solo a colloquio con il Padre.
Perché? Non mi pare sufficiente rispondere che lo fa per darci l’esempio, per farci capire che è importante prenderci dei momenti di silenzio, di meditazione, di preghiera. Credo ci sia di più.
Gesù ha bisogno di capire, di conoscere progressivamente qual è la sua missione, che cosa gli chiede il Padre. Sì, era Figlio di Dio, ma anche pienamente uomo, come noi. Non sa tutto fin dall’inizio. Ha bisogno di scoprire sempre meglio la sua identità, di confrontarsi con il Padre, per dire con sempre maggiore consapevolezza il suo sì a quanto il Padre gli chiede.
Nelle ore che precedono questo episodio, Gesù aveva compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dando da mangiare a una folla enorme. Giovanni, riportando il medesimo episodio, dice che poi quella folla voleva proclamarlo re. Per questo Matteo scrive che Gesù “costrinse i discepoli ad andarsene”, diremmo in fretta e furia, e congeda la folla. Non vuole cedere alla lusinga degli onori e del potere. In altro modo lui realizzerà la sua missione di Messia e Salvatore.
E si ritira, da solo, a pregare.
Mi pare ci sia qui un grande insegnamento per me, per noi. Quanto è importante, essenziale, prenderci dei tempi per stare da soli con il Signore!
Non si tratta di recitare preghiere. Qui bisogna distinguere bene: le preghiere e la preghiera. Le preghiere che la tradizione cristiana ci ha tramandato sono bellissime, imparate a memoria ci aiutano a pregare, specie quando siamo insieme con altri, come quando ci incontriamo in chiesa.
Ma qui stiamo parlando della preghiera personale: di un colloquio spontaneo e libero con Dio Padre e con Gesù, non fatto delle formule imparate a memoria. A volte stiamo in silenzio, come quando siamo in adorazione davanti all’Eucaristia, o in contempla-zione davanti a un bel paesaggio, riconoscendo nella bellezza della natura l’impronta di Dio creatore e del suo amore per noi. Altre volte ascoltiamo con il cuore cosa Dio ci dice, magari ricordando una frase della Scrittura, un insegnamento di Gesù. Altre ancora parliamo con il Signore, gli presentiamo le fatiche del nostro vivere, i dubbi, chiediamo ispirazione per una decisione importante, gli affidiamo le persone che amiamo, lo ringraziamo per qualcosa di bello che ci è capitato, gli chiediamo forza per affrontare momenti duri…
Le nostre giornate sono abitualmente piene di occupazioni e preoccupazioni, a volte caotiche e frenetiche. Vogliamoci bene, coltiviamo la nostra interiorità! Prendiamo ogni tanto delle pause di meditazione: come sto vivendo? dove sto andando? cosa è essenziale e cosa secondario? E parliamone con il Signore.
Saranno momenti di ristoro, di ri-creazione, di ispirazione. Pronti poi a ributtarci con più energia, come Gesù, nelle occupazioni di sempre. Saremo più lucidi e più felici !