Organismi di Comunione

GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

 

Le parole di Giovanni Battista al momento di battezzare Gesù: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”  ci sono ben note. Le pronuncia durante la Messa il sacerdote mostrando l’ostia all’assemblea prima della comunione.
Cosa significavano per gli ascoltatori del Battista e cosa significano per noi oggi?
La figura dell’agnello era ben nota ai credenti ebrei. Intanto era un animale molto familiare per la tutta la popolazione della Palestina, che anche ai tempi di Gesù viveva soprattutto di pastorizia e di agricoltura.
Ma era ben noto anche il suo valore simbolico e religioso. Ogni anno per la festa di Pasqua ogni famiglia uccideva un agnello che veniva consumato in una cena rituale ricca di significato: il Seder di Pesach. Quella cena commemorava l’evento fondante della storia del popolo ebraico, la notte della liberazione dall’Egitto dopo una lunga e sofferta schiavitù. In quella notte, con il sangue di un agnello erano state segnate le porte delle case ebree perché fosse evitato il castigo che Dio stava mandando al popolo egiziano oppressore degli ebrei. In quella notte l’agnello immolato aveva permesso la salvezza del popolo ebraico e la sua liberazione.
Anche altri testi biblici recuperano il valore simbolico dell’agnello. Tra questi il libro di Isaia. Il profeta parla di un personaggio carismatico, chiamato “il servo di Jahvé”, che ha ricevuto da Dio la missione di salvatore e di liberatore, e che ben presto viene identificato come il futuro Messia. In uno dei quattro brani che parlano di lui (nella prima lettura abbiamo ascoltato il secondo) questo “servo” del Signore viene paragonato a un agnello mite e mansueto che si lascia sacrificare per espiare i peccati di tutto il popolo.
Ecco dunque chiaro l’annuncio di Giovanni Battista: l’attesa è finita, Gesù è il “servo di Jahvé” profetizzato dalle antiche Scritture, il Messia che tutti attendevano, che con la sua morte accettata senza opporre resistenza cancellerà i peccati di tutti e donerà la definitiva liberazione, non più dalla schiavitù in Egitto, ma dal male, riportandoci nell’amicizia con Dio.
Anche noi oggi, ripetendo queste parole: “Ecco l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” prima di ricevere la comunione, facciamo una chiara professione di fede. In quel piccolo frammento di pane consacrato noi riconosciamo presente lo stesso Gesù, il Figlio di Dio inviato nel mondo a portare il gioioso messaggio del Vangelo, che effettivamente ha donato la sua vita sulla croce per la savezza di tutti. Ora di nuovo si offre a noi nell’Eucaristia per nutrirci di sé, per comunicarci la vita divina, per unirci a sé e fra noi (questo significa ricevere la comunione) rendendoci così membra di un unico corpo.
In ogni santa Messa Giovanni Battista ripete, oggi come allora, il suo annuncio. E noi lo accogliamo riconoscendo Gesù Cristo nostro salvatore.