Organismi di Comunione

GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

 

    Il testo del Vangelo ascoltato, dal cap. 14 di Giovanni, fa parte di una lunga raccolta di insegnamenti che Gesù affida ai suoi apostoli dopo l’ultima cena e prima di affrontare l’arresto, la passione e la morte in croce.
    È chiamato dagli studiosi del Vangelo “il discorso di addio”; potremmo definirlo anche il “testamento spirituale” di Gesù. Come un padre o una madre prima di morire desiderano raccogliere attorno a sé i figli per lasciare loro le loro ultime volontà, così fa Gesù prima di lasciare la terra.
    Leggendo queste pagine, vi si respira un’atmosfera particolare. Non solo Gesù, ma anche i suoi amici sono consapevoli che la straordinaria avventura di quei 3 anni vissuti insieme sta per finire.
    Gli apostoli hanno paura, non sanno cosa sarà di loro dopo la partenza del Maestro. Gesù vuole consolarli, ma anche affidare a loro le sue ultime volontà, ciò che gli sta più a cuore.
    Per ben cinque volte ripete loro che dopo la sua partenza non resteranno soli, potranno contare sul Paràclito, che significa consolatore, o avvocato difensore: lo Spirito Santo che lui invierà per consolarli, per proteggerli dai pericoli del mondo, per aiutarli a ricordare e capire tutti gli insegnamenti che aveva loro trasmesso.
    Sarà lo Spirito Santo la memoria viva di Gesù. E dunque: non siate turbati per la mia partenza, non abbiate timore. Perché io resterò sempre con voi, accanto a voi, a ripetervi le parole che vi ho detto mentre ero tra voi. E un giorno tornerò!
    Queste sue parole, tutti gli insegnamenti che aveva loro trasmesso, sono la cosa che più gli sta a cuore. Dice infatti: se uno dice di amarmi, di credere in me, osserverà i miei comandamenti, cioè la mia Parola, che poi è la Parola che io vi ho trasmesso a nome di Dio, del Padre mio e vostro.
    Questa è l’essenza dell’essere amici e discepoli di Gesù, cioè cristiani: osservare le sue parole. Che vuol dire: conoscerle, capirle e specialmente tradurle in vita concreta, praticando quanto Gesù ha insegnato.
    Non vi è mai capitato di compiere un’azione buona, fare un atto d’amore, un gesto di carità, un aiuto a una persona bisognosa, un gesto di perdono per un’offesa ricevuta… e sperimentare una gioia, una pace profonda? È proprio la pace che Gesù promette in una parte di questo lungo discorso: vi lascio la pace, vi do la mia pace. 
    Che non è soltanto assenza di conflitto, o quieto vivere senza preoc¬cu¬pazioni. È quella pace e serenità interiori che possiamo percepire, sperimentare facilmente quando - con un atto che magari ci costa fatica, che richiede un superamento -, ricordandoci una parola, un insegnamento di Gesù, specialmente quelli che riguardano l’amore a Dio e l’amore al prossimo, lo attuiamo in pratica.
    È lo Spirito Santo che in quel momento ci ha fatto venire in mente quella parola, quell’insegnamento di Gesù, che ci ha ispirato quell’atto di amore. E la pace e la gioia che sperimentiamo è la traccia della sua presenza in noi.
    Non è troppo complicato vivere da seguaci di Gesù. Il suo Spirito, che abbiamo ricevuto nel giorno del battesimo, è presente in noi, ci ispira e ci guida.