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GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

 

Il racconto della guarigione del cieco nato rappresenta uno dei testi più complessi e teologicamente più elaborati del vangelo di Giovanni. Esso occupa un intero capitolo del suo vangelo, il 9°. Giovanni in tutto il suo vangelo racconta solo otto miracoli di Gesù, ma sempre molto significativi. Egli li chiama “segni”: in essi si vuole mostrare l’identità di Gesù come Messia e Figlio di Dio per condurre chi ascolta - e chi legge - a credere in lui.
All’inizio del suo vangelo, nel prologo, Giovanni aveva affermato che Gesù, il Verbo, la Parola definitiva che il Padre ha voluto dire all’umanità, è la luce venuta nel mondo per illuminare tutti. L’episodio della guarigione del cieco lo sta a dimostrare in maniera esemplare.
Il racconto è assai articolato: la guarigione, la sorpresa della gente, il rifiuto dei farisei di credere che Gesù sia il Messia, l’atto di fede finale del guarito. E sono tanti i personaggi che entrano in scena.
Condivido alcune semplici considerazioni che ci possono guidare nella comprensione del messaggio che l’evangelista vuole trasmettere.
* È Gesù che prende l’iniziativa di guarire il cieco (altre volte sono i malati stessi, o i familiari, o altri a chiederlo). Dio inviando nel mondo suo Figlio ha preso l’iniziativa, ci ha mostrato per primo il suo amore quando ancora non avevamo fatto nulla per meritarlo. Chi ama davvero non aspetta che l’altro gli chieda di aiutarlo: è la situazione stessa di bisogno che spinge a prendere l’iniziativa, a fare qualcosa di buono per chi è in necessità.
* La reazione dei farisei è sorprendente. Essi si consideravano gli interpreti e i custodi fedeli della legge, che volevano osservare scrupolosamente e imporre a tutti. Invece di gioire per la guarigione, accusano Gesù di aver peccato compiendo il miracolo di sabato, giorno di festa nel quale non si doveva compiere alcun lavoro. La loro chiusura e cecità di cuore è molto più grave della cecità fisica: la difesa della legge non fa vedere loro la straordinarietà del miracolo compiuto da Gesù, e lo giudicano come peccatore!
* Una terza nota che mi pare utile è questa. Nell’episodio ascol-tato emerge chiaramente un modo di pensare molto presente nella cultura ebraica di quell’epoca (e in parte anche tra noi oggi): credere che il male che ci accade, come in questo caso la disgrazia della cecità, sia diretta conseguenza del male morale, del peccato. Si pensava infatti che Dio mandasse il male come punizione per un peccato commesso.
All’inizio dell’episodio  i discepoli incontrando il cieco avevano chiesto a Gesù: “chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. E durante la discussione con il cieco guarito, i farisei obiettano: “sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi” che siamo i buoni e i maestri della legge religiosa?
Gesù spezza decisamente e per sempre questo falso collega-mento tra malattia e peccato, tra male fisico e male morale. Ai discepoli infatti risponde: “Né lui ha peccato né i suoi genitori”. D’altra parte Gesù non spiega da dove viene il male, specialmente quando colpisce i buoni, gli incolpevoli, i bambini. Esso resta un mistero incomprensibile alla nostra ragione. Di fronte al male Gesù non perde tempo a cercare o dare spiegazioni, ma fa qualcosa per alleviarlo, per guarire i malati, per consolare chi soffre. La risposta al male non è discutere di chi è la colpa, ma fare qualcosa per risolverlo!
* Infine, il protagonista di tutto il racconto, oltre a Gesù, è il cieco guarito, che viene progressivamente condotto da Gesù a passare dalla guarigione fisica alla fede in lui. Nel corso del racconto infatti, riferendosi a Gesù che l’ha guarito, egli lo definisce in quattro modi:
- all’inizio dice: l’uomo che mi ha guarito ha detto…
- poi discutendo con i farisei: è un profeta!
- poco dopo: è uno venuto da Dio
- infine, parlando con Gesù, riconosce: “Credo, Signore!”.
È lo scopo per cui Giovanni ha scritto il suo vangelo: condurre gli ascoltatori – noi! – a riconoscere in Gesù di Nazareth il Signore, il Figlio che Dio ha mandato nel mondo perché tutti i suoi figli abbiano la salus, la vita piena, in abbondanza!
L’insegnamento finale potrebbe essere questo: chi si riconosce cieco e si fida di Gesù riacquista la vista; chi crede di essere nella verità e rifiuta Gesù è il vero cieco.