
Nella prima lettura abbiamo ascoltato il testo del profeta Isaia che parla della “terra di Zàbulon e la terra di Nèftali... oltre il Giordano, Galilea delle genti”. È proprio da questo luogo che l’evangelista Matteo fa iniziare la vita pubblica di Gesù (dopo i trent’anni di anonimato a Nazareth) , più precisamente da Cafarnao, sulle rive del lago di Tiberiade, nella punta a nord della Palestina di allora (Gesù era nato a Betlemme, a sud, in Giudea, poco distante da Gerusalemme, ed era cresciuto a Nazareth). Cafarnao era un importante nodo commerciale della Galilea, da qui passavano le piste che collegavano verso ovest con Cesarea e il suo grande porto sul Mediterraneo, e con le piste verso sud, verso l’Egitto. Era una città cosmopolita, dove si incontravano tanti non appartenenti al popolo di Israele, chiamati “gentili” - da qui il nome “Galilea delle genti”.
Secondo Matteo, è da qui dunque che Gesù inizia il suo ministero pubblico, per indicare che il suo annuncio del Vangelo non è solo per Israele, ma per tutti i popoli. Matteo, citando il profeta Isaia, interpreta l’intera missione di Gesù con l’immagine della luce che rischiara l’ombra e la tenebra: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”.
L’annuncio del Vangelo di Gesù sarà proprio come una grande luce che porta speranza, che mostra la strada della vita per vivere nella comunione con Dio e in rapporti di fraternità fra noi, secondo la legge dell’amore.
Quando Gesù inzia la sua predicazione, il primo annuncio è: “Conver¬titevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
L’aveva detto poco prima anche Giovanni Battista, invitando tutti a convertirsi perché stava per giungere il Messia predetto dai profeti e atteso: preparatevi, perché ormai sta per arrivare.
Con lo stesso annuncio comincia Gesù: convertitevi, cambiate vita, perché il Messia atteso è vicino, anzi “si è avvicinato”, è già qui, sono io!
Questo annuncio non è rivolto solo al popolo eletto di Israele come ai tempi dei profeti, ma a tutti, perché per tutti lui è venuto, per fare di tutti l’unica famiglia dei figli di Dio, per stabilire la nuova fraternità universale.
Allora, a chi è rivolto l’invito di Gesù alla conversione? Solo ai suoi comtemporanei? No, lo ripete a me oggi, a noi, la sua parola è sempre attuale.
Ma allora, chi deve convertirsi, cambiare vita per seguire Gesù e il suo messaggio di amore? Solo i “lontani”, i cattivi? Io credo che la sua parola, l’invito alla conversione, sia anche per me, per ognuna e ognuno di noi che abbiamo già conosciuto Gesù, che apparteniamo alla Chiesa e fraquentiamo la Messa e i sacramenti.
Sempre ho bisogno di “convertire” la testa e i comportamenti a quello che Gesù ha insegnato, al Vangelo, per accoglierlo con serietà e metterlo in pratica con coerenza.
Abbiamo sentito cosa chiede Gesù ai primi discepoli che chiama a stare con lui: “Venite dietro a me”, seguitemi! Essere discepoli di Gesù, essere cristiani, non significa anzitutto credere a un certo numero di verità di fede o praticare determinati atti di culto. Anche questo, certo. Ma prima di tutto significa andare dietro a una persona, Gesù, vivendo come lui ci ha proposto nel Vangelo.
Posso chiedermi oggi: cosa ho da “convertire” nel mio modo di pensare e di agire per essere vero discepolo di Cristo, vero cristiano?
E chiediamogli la grazia, l’aiuto per seguirlo con coraggio e coerenza sulla strada del Vangelo. Pur vivendo in un tempo e in un mondo per tanti aspetti “di tenebre e di morte”, in lui e nella Parola di Dio noi troviamo la luce che ci indica il cammino della vita.