Organismi di Comunione

GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

 

 

Nelle nostre campagne si sta ormai concludendo la vendemmia. Pare che il raccolto non sarà abbondantissimo, per via della siccità estiva, ma la qualità ottima.  
Anche la Palestina, la terra di Gesù, specialmente nella regione della Cisgiordania, vanta una buona produzione di vino, magari non tanto come noi ma sicuramente di eccellente qualità, vini apprezzati in tutto il mondo. Non è una novità recente: la coltivazione della vite in quelle terre risale a migliaia di anni fa, all’epoca biblica.
Per questo l’immagine della vite e della vigna è tanto presente nella Bibbia. Il testo che abbiamo ascoltato come prima lettura, del profeta Isaia, risale a 7 secoli prima di Cristo ed è chiamato “il cantico della vigna”, un vero e proprio canto d’amore. 
Anche Gesù ha più volte fatto riferimento alla vigna, come nel brano di oggi. L’episodio riferito da Matteo avviene nell’area del tempio di Gerusalemme. Gesù è circondato dai capi dei sacerdoti e da alti dirigenti religiosi e si rivolge direttamente a loro con questa parabola. Quando comincia a parlare di questo signore che ha piantato una vigna e l’ha curata e protetta con speciale amore, tutti capiscono che sta parlando del popolo di Israele. Conoscono bene l’antico cantico della vigna, di cui loro sono i responsabili. 
Ma poi Gesù va giù duro. Dio è deluso, la sua vigna, il suo popolo eletto, non ha dato i frutti che egli si aspettava di raccogliere: la fedeltà, la giustizia, la pace. Lungo i secoli ha inviato i profeti, ma i responsabili della vigna li hanno maltrattati senza pietà, a volte uccisi. Infine ha inviato il proprio figlio, che è lui stesso, Gesù, ma essi lo stanno rifiutando e finiranno per ucciderlo. Ed ecco la decisione di Dio: toglierà loro la vigna e la darà ad altri – la nuova comunità che lui sta fondando – che sapranno dargli buoni frutti.
Fino ad oggi l’antico popolo eletto, Israele, non ha accolto Gesù e il suo Vangelo. Ma neppure noi che formiamo la Chiesa, la nuova comunità dei discepoli di Cristo, possiamo stare tranquilli. Corriamo lo stesso rischio dell’antico popolo eletto: di non portare quei frutti buoni che Dio si aspetta da chi ha ascoltato e creduto al Vangelo.
Stiamo forse anche noi deludendo Dio? Abbiamo accolto l’insegnamento di Gesù e lo stiamo mettendo in pratica con coerenza, o di fatto lo abbiamo estromesso dalla nostra vita, come i lavoratori della vigna? Dopo duemila anni di cristianesimo, il mondo è più umano e più giusto? Nelle nostre relazioni, stiamo testimoniando la fraternità, la misericordia, l’accoglienza e l’aiuto ai più fragili? Stiamo promuovendo il rispetto per tutti, la pace? Mostriamo agli altri la gioia di essere seguaci del Vangelo?
Se deluderemo a lungo Dio, forse  toglierà a noi la vigna e la darà ad altri…