Organismi di Comunione

GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

 

 

 

Nelle ultime tre domeniche la Parola di Dio ci ha presentato l’immagine della vigna: il padrone che chiama braccianti giornalieri a vendemmiare, il padre che chiede ai suoi due figli di andare a lavorare nella vigna, il signore che affida la sua vigna a dei contadini che non gli danno i frutti sperati.
Oggi ci viene presentata un’altra immagine, altrettanto bella e frequente nella Bibbia: quella del pranzo di festa. Nella prima lettura Isaia dice che Dio invita tutti i popoli  a un banchetto di cibi succulenti e vini raffinati. Nel salmo responsoriale, il salmista racconta che Dio prepara per lui una mensa con un calice traboccante di vino. E nel brano del Vangelo, Gesù racconta la parabola della festa organizzata da un re per le nozze del figlio a cui molti invitati rifiutano di partecipare.
A volte noi abbiamo trasmesso l’immagine che appartenere alla Chiesa, la comunità dei credenti in Cristo, sia qualcosa di triste e deprimente, dover obbedire a precetti, regole e proibizioni, partecipare a riti difficili da capire, sottomettersi a sacrifici e alla paura di castighi. 
Ma per Gesù è proprio il contrario: il messaggio che lui propone, l’invito che fa a seguirlo, è un euanghélion - una buona, lieta notizia. È come un invito a una festa, dove non c’è posto per la tristezza, la malinconia, la paura, si sta bene insieme. Un giorno ha riassunto così tutto il suo insegnamento: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
Ecco la bella notizia: siamo tutti invitati a nozze. Gratis! Non occorre neanche portare il regalo per gli sposi, solo accettare l’invito, mettere l’abito buono e via. Si sposa il figlio del re, la festa sarà spettacolare, e noi siamo gli amici del figlio. Anzi, il Figlio ci ha fatto diventare noi stessi figli e figlie del Re.
Il re della parabola rappresenta Dio, che invita tutti - cattivi e buoni, peccatori e straccioni - all’incontro festoso con suo Figlio Gesù, con il Vangelo. Perché Dio è un Padre che ci ama, e vuole che siamo felici!
Sembra incredibile che alcuni rifiutino sdegnosamente l’invito alla festa. Hanno altre preoccupazioni, non comprendono l’onore che gli è toccato nell’essere invitati alle nozze.
Chi rifiuta è chi per superbia si sente già sazio, già a posto, sicuro delle sue opere e di potersi salvare da solo senza l’invito-la grazia di Dio. Chi rimane fuori non è perché non è stato invitato, ma perché non ha capito la bellezza e la fortuna di stare con il Padre e con il Figlio e con i fratelli a fare festa.
Dopo che alcuni hanno rifiutato l’invito (qui rappresentano il popolo eletto di Israele che ha rifiutato Gesù), Dio offre a tutta l’umanità di far parte della sua famiglia, di entrare alla festa del Figlio. Ma questo ancora non basta: occorre essere trovati degni, avere “l’abito giusto”, che fuori di metafora può significare vivere coerentemente la propria fede, mettendo in pratica l’insegnamento di Cristo, il Vangelo.
La conclusione della parabola è un ammonimento per noi: molti - cioè tutti - sono chiamati, ma pochi eletti”. Dipende solo da me, da ognuno.