
Con la festa dell’Ascensione si conclude il ciclo dell’esperienza terrena di Gesù. Ne abbiamo ascoltato il racconto riportato nel libro degli Atti degli Apostoli.
Dopo essere uscito dalla Trinità per diventare uomo come noi nell’incarnazione, ed essere vissuto per oltre trent’anni fra la gente del suo tempo e della sua terra; insegnando agli uomini ad amarsi e a riconoscere Dio come Padre pieno di amore e di misericordia per tutti; dopo aver confermato con i miracoli il suo insegnamento; dopo aver suggellato il suo amore per noi affrontando la passione e la morte in croce; e dopo che Dio Padre ha confermato tutto ciò che Gesù suo Figlio ha detto e fatto risuscitandolo da morte, alla fine Gesù - completata la sua missione di salvezza dell’umanità - ritorna nella Trinità da dove è venuto.
Come tra poco diremo recitando il Credo: “è salito al cielo, siede alla destra del Padre”.
Ci aiuta a capire il significato per noi dell’avvenimento dell’Ascensione la preghiera di colletta recitata dopo il Gloria:
- “la nostra umanità è innalzata accanto a te”. Gesù, Figlio di Dio, incarnandosi ha unito la sua natura divina con la nostra natura umana. Lui perfetto Dio è diventato anche perfetto uomo. Ha congiunto in sé Dio e uomo, Trinità e umanità, cielo e terra. Ora, ritornando nella Trinità con l’Ascensione vi ritorna non più solo come Dio, ma come Dio-Uomo: porta nella Trinità la nostra umanità. Quindi ciascuno di noi è destinato a prender parte alla stessa vita divina, in unità con Dio Padre e lo Spirito Santo.
- E poi: “viviamo nella speranza di raggiungere Cristo nostro Capo nella gloria”. Dove lui è già arrivato, saremo un giorno anche noi. Questa è la nostra speranza, che è certezza. Lo esprime bene il Prefazio che tra poco reciterò prima della consacrazione: Cristo “ci ha preceduto nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi sue membra, uniti nella stessa gloria”.
Ma che fare nell’attesa che quel giorno arrivi per ciascuno di noi? Cosa fare per meritarci il compimento di questa promessa di Gesù?
Il racconto degli Atti dice che mentre gli apostoli stavano meravigliati col naso per aria a contemplare Gesù che se ne andava, si sentirono dire: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”.
Ecco, questa parola è rivolta ora anche a noi. Sappiamo che un giorno saremo con Cristo in cielo. Ora però dobbiamo guardare alla terra. Impegnarci a fare la nostra parte per prepararci all’incontro finale con lui.
Gesù venendo fra noi ha annunciato un mondo di amore, di giustizia, di libertà, di gioia, di pace per tutti. Lo chiamava “il regno di Dio”… Lui ha iniziato. Tocca a noi portarlo avanti.
Dobbiamo rimboccarci le maniche e impegnarci con tutte le forze a trasformare la nostra storia e il nostro mondo, per rendere questa nostra terra sempre più degna di ogni uomo e donna che vi abitano e pronta ad accogliere Cristo quando verrà alla fine dei tempi.
Tutt’altro che distoglierci dagli impegni della terra per sognare il cielo e il paradiso, noi cristiani ci uniamo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per valorizzare ogni sforzo di liberazione e di miglioramento del mondo e della storia, per diffondere e incarnare il messaggio di amore che Cristo ci ha portato 2mila anni fa, sapendo che proprio in questo modo ci prepareremo all’incontro finale con Dio.
Non siamo soli: lui ci accompagna e ci ispira!