
Questo episodio molto conosciuto riferito dall’evangelista Matteo al cap. 16, accaduto nei pressi della città di Cesarea di Filippo, si colloca più o meno a metà del ministero pubblico di Gesù. Dopo aver compiuto molti miracoli e aver trasmesso tanti suoi insegnamenti, Gesù vuole fare come un bilancio della sua attività. Così chiede ai Dodici: Cosa dice la gente di me? Chi dicono che sono?
Molti, davvero impressionati dalle sue parole e dai suoi miracoli, vedevano in lui la reincarnazione di qualcuno dei grandi profeti del passato. C’era anche chi lo rifiutava credendolo un indemoniato e contro la legge di Dio.
Gesù non si accontenta di questa prima risposta. Il suo proposito non era fare un’indagine sociologica. In realtà vuole sapere quello che pensano i discepoli, i suoi amici, quelli che lui stesso aveva scelto perché stessero con lui e per rivelare loro i segreti più intimi del Regno di Dio. Vuole da loro una risposta personale, non semplicemente imparata: E voi, chi dite che io sia? Cosa avete capito di me?
Pietro, come portavoce del gruppo, pronuncia queste parole ispirate: Tu sei il Messia, il Figlio di Dio.
Anche oggi la persona di Gesù continua a suscitare l’interesse di molti, ne abbiamo una prova nei molti libri e film che parlano di lui. E ovviamente ci sono tante opinioni diverse, insieme a una sempre crescente indifferenza.
Anche a ciascuno/a di noi Gesù ripete oggi la stessa domanda. Mettiamoci personalmente davanti a lui e ascoltiamo: Chi sono io per te? cosa sai di me? cosa rappresento per te, che posto occupo nei tuoi pensieri, nella tua vita? cosa significa per te il mio modo di pensare e di vivere, cioè il Vangelo?
La risposta di ciascuno dovrà venire non semplicemente da quello che abbiamo imparato dal catechismo o dai libri, o altro. Dovrà venire dal di dentro, dal cuore, dalla nostra esperienza di vita, maturata nel corso della nostra vita cristiana.
Il grande scrittore e scienziato gesuita Teilhard de Chardin diceva che il vangelo che oggi la gente legge è il vangelo che vede vissuto nei cristiani che si professano discepoli di Gesù.
Più che una risposta teologica e una definizione dottrinale (come quelle che reciteremo tra poco nel Credo), oggi Gesù ci chiede una risposta di fede, come quella di Pietro. E la fede non è qualcosa che ha inventato la Chiesa o che scopre la nostra ragione: è sempre un dono che riceviamo dal “Padre del cielo” – come dice Gesù a Pietro. Una fede che ci trasmette gioia e ci dà felicità: “Beato te, Simone”… Ci fa essere contenti di essere cristiani, senza vergognarci.
Una fede che, oltre ad essere un atto personale e interiore, si esprime anche in formule dottrinali, come quelle che ripeteremo tra poco. In esse la Chiesa, cioè la comunità dei credenti, proclama e celebra la propria fede in forma comunitaria.
Proprio in questo momento, Gesù è di fronte a me, a ciascuno/a di noi, e mi chiede: Chi sono io per te? Nel segreto nel nostro cuore, aspetta la mia, la nostra risposta.