
Quando “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creatura, /
termine fisso d'etterno consiglio, / tu se' colei che l'umana natura /
nobilitasti sì, che 'l suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore, / per lo cui caldo nell’etterna pace /
così è germinato questo fiore. / (…) in te s’aduna / quantunque in creatura è di bontate”.
Oggi dunque parliamo di Maria, la mamma del divino Bambino di cui nei giorni scorsi abbiamo commemorato la nascita.
Basterebbero questi famosi versi del grande poeta Dante per dire la grandezza e la bellezza di Maria. Il carattere straordinario della sua maternità è reso dal poeta con la contrapposizione dei termini: vergine/madre, umile/alta, creatore/creatura.
Qui vale più la contemplazione del cuore che il ragionamento della testa. È come quando ci sediamo comodi nella sala di un museo a contemplare il capolavoro di un grande artista. Qui l’artista è Dio e il suo capolavoro è Maria.
Di fatto tutti i grandi artisti della storia, a volte anche non credenti: poeti, musicisti, pittori, scultori, architetti… hanno dedicato a Maria alcune delle loro opere più sublimi. L’arte dunque, più che il pensiero razionale, può raggiungere ed esprimere la bellezza di Maria, benché anche la teologia da sempre abbia approfondito la sua identità e il suo ruolo nella storia della redenzione e nella vita dei credenti.
Dio, avendo stabilito di inviare all’umanità come dno del suo amore il suo Figlio, la seconda persona della Trinità, ha voluto prepararsi lui stesso una creatura tutta speciale, purissima e piena di grazia, come degna collaboratrice di questo suo disegno d’amore. E ha creato, ha “inventato” Maria, la vergine purissima, tutta santa perché piena dei doni di grazia di Dio, la creatura più perfetta. Appunto: il capolavoro di Dio!
In una giornata limpida e luminosa vediamo il cielo azzurro che contiene il sole, anche se il sole è più grande del cielo. Gesù, il Figlio di Dio, è più grande di Maria, eppure lei ha potuto contenerlo in sé: generarlo nel suo grembo, darlo alla luce, allattarlo, accarezzarlo, nutrirlo, farlo crescere fino a donarlo al mondo.
È curioso che nella devozione popolare siano diventate più importanti altre feste mariane: l’Assunta e l’Immacolata. Invece è questa che le fonda tutte, perché è il fatto di essere stata scelta da Dio come madre del suo Figlio che motiva la sua grandezza ed è il privilegio che fonda tutti gli altri.
Io metterei oggi la festa della mamma: l’esaltazione del ruolo materno della donna che trasmette e custodisce la vita!
Mi dicono che nelle Chiese dell’Oriente Maria non sia mai rappresentata da sola, ma sempre con il bambino Gesù, nel gesto di offrirlo al mondo come il Salvatore dell’umanità (come del resto significa il suo nome, Gesù, indicato dall’angelo a Maria e a Giuseppe per indicare la sua missione).
Dio dunque si è come “rimpicciolito”, si è fatto piccolo, un bambino generato da Maria. Forse l’atteggiamento più adatto di fronte a questo straordinario evento di Maria madre di Dio ci è mostrato da Maria stessa. Di lei Luca dice in più occasioni che “custodiva nel suo cuore, meditava” ciò che le stava accadendo.
La meditazione interiore, nel silenzio e nella preghiera, ci permette di penetrare un po’ nel senso di ciò che Dio realizza nella storia e nella nostra vita.
Anche negli avvenimenti lieti o tristi che ci accadranno nel nuovo anno che stiamo iniziando, Maria ci sia di ispirazione per comprenderne il senso. Come lei ha saputo custodire, proteggere, prendersi cura con amore materno del suo figlio Gesù, così le chiediamo di proteggere ciascuna/o di noi e le nostre famiglie, per un anno di serenità e di pace.