Organismi di Comunione

GRUPPO PRANZI

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PARROCCHIA DI

SAN CAMILLO DE LELLIS

 

Mi pare che il tema principale che le letture bibliche appena ascoltate ci propone sia quello della chiamata universale di Dio alla salvezza.
Nell’Antico Testamento, il popolo di Israele si era reso conto di essere stato scelto da Dio fra tutti gli altri popoli in una relazione speciale, l’Alleanza, che lo aveva trasformato nel “popolo eletto”. Dopo il ritorno dall’esilio a Babilonia, nel V sec. a. C, i gruppi religiosi integralisti rifiutavano gli stranieri che volevano unirsi al popolo di Israele. Sognavano una comunità pura, di soli ebrei, escludendo gli altri popoli. Sono stati i profeti - come abbiamo ascoltato nella prima lettura di Isaia - a comprendere il vero piano di Dio: nessuno è escluso dalla comunità dei salvati, tutti gli abitanti della terra sono chiamati a riconoscere e adorare l’unico Dio, per comporre l’unica famiglia dei figli di Dio e godere  del suo amore.
Nella prima comunità cristiana si era posto lo stesso problema: dobbiamo annunciare la buona notizia del Vangelo di Cristo solo al popolo di Israele, erede delle antiche promesse, o anche alle altre nazioni? Si è arrivati persino ad uno scontro tra i rappresentanti delle due posizioni: s. Paolo e s. Pietro. Il primo pensava di dover predicare il Vangelo anche ai pagani, il secondo  diceva di no. Finché tutti hanno capito bene quelle parole che Gesù risorto aveva pronunciato prima di lasciare gli apostoli e salire al cielo: “Andate ed evangelizzate tutte le nazioni”.
Così in poche decine di anni la comunità dei seguaci di Cristo si è diffusa in tutto il mondo allora conosciuto, tanto che s. Giovanni Crisostomo nel 3° sec. poteva scrivere: “Il cristiano di Roma sa che il cristiano dell’India è suo fratello”.
Questa tensione si riflette nella comunità alla quale dirige il suo Vangelo Matteo, tra la fine degli anni 60 e l’80, agli inizi dell’espansione della Chiesa. Questa comunità era formata principalmente da giudei convertiti al cristianesimo, che faticavano ad accettare l’idea che la salvezza offerta da Cristo fosse per tutti i popoli, anche per quelli che loro chiamavano pagani.
Così si capisce il racconto che Matteo fa dell’incontro di Gesù con la donna cananea. Gesù era sconfinato nella regione di Tiro e Sidone (l’attuale Libano), a nord della Palestina. Questa donna straniera grida chiedendo aiuto a Gesù per una figlia malata. All’inizio pare che Gesù resista alla sua richiesta, forse perché vuole provare l’autenticità della sua fede: “Sono stato mandato solo al popolo di Israele”. La donna non mette in dubbio la preminenza di Israele nei piani di salvezza di Dio, però non si arrende e insiste: “È vero, ma anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei padroni” (i giudei chiamavano “cani” i pagani). Gesù elogia la sua grande fede e accoglie la sua richiesta, guarendo la figlia.
Mostra così che il pane dei figli, ossia la salvezza di Dio, è per tutti. D’ora in avanti, l’unico criterio per far parte della famiglia dei figli di Dio non è l’appartenenza etnica, giuridica o religiosa, ma la fede in Gesù e nella sua Parola.
Siamo dunque invitati a rifiutare qualsiasi tentazione di discri-minazione di popoli, razze e culture. Dio ama tutti gli uomini e le donne della terra come figli e figlie suoi. Occorre purificare il nostro sguardo e rettificare i nostri pensieri e azioni, per accogliere tutti come nostri fratelli e sorelle e con tutti condividere il pane e i beni. Così saremo degni di invocare Dio come Padre e potremo sperare che lui esaudisca le nostre preghiere e ci dia ciò che gli chiediamo.