
Domenica scorsa abbiamo ascoltato l’episodio avvenuto a Cesarea, dove Gesù aveva chiesto agli apostoli: cosa dice la gente di me? E soprattutto: e voi, chi dite che io sia? cosa avete capito di me?
Pietro aveva risposto - a nome di tutti - con quella solenne professione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, meritandosi parole di elogio da parte di Gesù: “Beato te Simone…!”.
A continuazione di questo dialogo, Gesù spiega agli apostoli cosa significa per lui essere il Messia e realizzare la sua missione di Figlio di Dio: salire a Gerusalemme e lì essere condannato dai capi religiosi e politici, soffrire molto e morire in croce, per poi risuscitare il 3° giorno.
Sentendo questo, Pietro prende di nuovo la parola. Non può immaginare Gesù come un fallito e un crocifisso! La sua idea del Messia è di un re vittorioso e trionfante, che distrugge i suoi avversari e instaura il Regno di Dio in terra.
Per questo, prende da parte Gesù e lo rimprovera, perché si dimentichi di ciò che ha appena detto: “Non può succedere questo a te, Dio non lo permetterà”. E neppure io lo permetterò!
Dicendo così, Pietro diventa per Gesù un grande tentatore, perché tenta di distrarlo dalla missione ricevuta dal Padre, allonta-narlo dal cammino della croce. Sembra che voglia correggere Gesù, dargli una lezione di prudenza…
Per questo la risposta di Gesù è così forte e decisa, forse la più dura di tutto il Vangelo: “Va’ dietro a me, Satana (cioè tentatore)”, tu non pensi secondo Dio, ma alla maniera umana. La tua maniera di pensare è come quella di chi pensa solo al trionfo e al potere, a star bene e a fare i propri interessi…
È chiaro: è Pietro quello che deve cambiare, non Gesù!
E come lui, dovremo fare anche noi cristiani, i seguaci di Gesù. Egli ci dice: stai dietro a me, occupa il tuo posto di discepolo, e impara a seguirmi. “Chi vuole essere mio discepolo, venga dietro a me, prenda la sua croce e mi segua”.
Sappiamo che, fin dall’inizio, annunciare la morte di Gesù in croce come via alla salvezza è stato uno scandalo sia per i giudei che per i pagani, come ha scritto s. Paolo. Tuttavia, la pazzia della croce si è rivelata come la grande sapienza di Dio: attraverso di essa Gesù ha compiuto la sua missione, perché Dio Padre lo ha risuscitato e così ha salvato l’umanità.
Seguire Gesù è sempre rischioso! Anche oggi sono molti che faticano ad accettare un Dio crocifisso. La nostra cultura tenta di evitare la realtà difficile della sofferenza e della morte. Compresi noi cristiani. E così abbandoniamo la logica del Vangelo e tentiamo di applicare altri criteri, quelli del successo, del potere o del trionfo. È una tentazione permanente per la Chiesa: preferire i criteri del mondo - la mentalità mondana come la chiamava papa Francesco - invece che quelli del nostro maestro Gesù.
Se noi cristiani continuiamo a pensare e ad agire come Pietro, dovremo anche noi ascoltare il duro rimprovero di Gesù: allontanati da me!
La parola di Dio ci esorta a capire e accettare questa sfida: il cammino della salvezza, la strada della vera felicità passa attraverso la croce. Solo dopo di essa c’è la risurrezione e la vita, insieme a Gesù.