
“Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno”. Questa prima riga della prima lettura ci suggerisce il tema principale che le letture di questa domenica ci propongono.
I giudei erano orgogliosi della Legge di Mosè, la Torah, che ancora oggi anche noi cristiani conserviamo nei primi 5 libri della Bibbia. Secondo la tradizione, Dio stesso l’aveva donata al suo popolo Israele. Era il meglio che avevano ricevuto da lui e consideravano ciò un privilegio rispetto agli altri popoli. In questa Legge era contenuta la volontà dell’unico Dio vero. Lì potevano trovare tutto quanto era necessario per essere fedeli a Dio e all’alleanza con lui.
Anche per Gesù la Legge religiosa era importante, era stato formato in essa fin da bambino. Però per lui non occupa più il posto centrale. Sta portando un nuovo messaggio, la buona notizia, che svela il volto di Dio come un Padre buono e misericordioso e insegna a vivere da fratelli e sorelle. Ormai non basta più osservare l’antica Legge di Mosè. Occorre aprirsi all’incontro con il Padre, conoscerlo, vivere da figli suoi e collaborare con lui per rendere il mondo migliore, più giusto e fraterno, per essere felici insieme.
Molti precetti della Legge antica erano espressi come divieti: non nominare Dio invano, non essere impuro, non uccidere, non rubare, non dire il falso, non commettere adulterio, non lavorare nei giorni di festa, ecc.
Gesù propone un modello di vita non più basato sui divieti, ma su atteggiamenti positivi, su scelte libere e responsabili, dettate dall’amore per Dio e per il prossimo. Non vuole cancellare la Legge, ma superarla e darle pieno compimento, esaltando la nostra libertà. E il pieno compimento della legge è l’amore. Gesù parla con autorità, resa credibile dalle sue azioni. Per questo può dire: “Ma io vi dico...”.
A volte capita che durante la confessione qualcuno mi dica: Non mi pare di aver fatto niente di grave: non salto le feste di precetto, non rubo, non ho ucciso nessuno, non tradisco mia moglie... Allora io rispondo: Bene, hai osservato i 10 comandamenti, sei un buon ebreo. Ma per essere un buon cristiano occorre altro: come ti pare di aver vissuto il Vangelo, di aver messo in pratica quanto Gesù ci ha insegnato: la fiducia in Dio, la misericordia, il perdono, la giustizia, la condivisione con chi ha bisogno, l’amare per primo…?
È giusto “non uccidere”. Ma - ci dice Gesù - non basta: occorre sradicare dalla nostra vita l’aggressività, il disprezzo degli altri, gli insulti, i giudizi malevoli. Non basta “non commettere adulterio”. Occorre rendere puro il nostro occhio e il nostro cuore. Non basta “non rubare”. Per vivere da fratelli occorre condividere il pane e i beni, accogliere e soccorrere chi è in necessità, donare gratuita¬mente. Non basta più “occhio per occhio, dente per dente”, cioè ripagare il male ricevuto con un male non esagerato ma propor¬zionale a quello ricevuto. Occorre perdonare, scusare, come fa Dio con noi.
Quello che Gesù ci propone di vivere non è un insieme di precetti morali e religiosi da osservare per sentirci a posto davanti a Dio. È un cammino di libertà e di responsabilità, che ci aiuta ad essere felici personalmente e insieme. È il cammino dell’amore.