
Conosciamo l’abilità di Gesù nel trasmettere il suo messaggio, i suoi insegnamenti non con complicati discorsi teologici, ma utilizzando parabole, allegorie, immagini prese dalla vita quotidiana del suo popolo: contadini, pastori di pecore e capre, pescatori, donne di casa.
Oggi il passo del Vangelo ci propone tre parabole, la prima più articolata e le altre due brevissime, proposte da Gesù per illustrare la sua idea di Regno di Dio, che non è altro che la presenza e l’azione di Dio nel mondo e nella storia per portare l’amore, la pace, la fraternità fra tutti.
La prima, che abbiamo appena ascoltato, è quella del grano e della zizzania.
Intanto occorre capire di cosa si tratta. La zizzania è una pianta infestante che cresce preferibilmente nei campi di cereali. La sua spiga assomiglia a quella del grano e quindi può essere facilmente confusa con quello, ma i suoi semi sono tossici per l’uomo e per gli animali, e dunque pericolosi se mescolati con il grano.
Il motivo centrale del racconto sembra essere la differenza tra l’impazienza dei lavoratori, che vorrebbero estirparla subito, e la pazienza del padrone del campo.
Con la venuta di Gesù e la sua predicazione sul Regno di Dio già iniziato, qualcuno pensava che i peccatori venissero subito puniti, che i cattivi fossero eliminati, che il male fosse per sempre sconfitto. C’era di questa impazienza anche fra gli ascoltatori di Gesù e fra i suoi stessi discepoli.
Ma Gesù fa capire che la storia non è finita, che bene e male continueranno a convivere nel mondo, fino al giorno del giudizio finale di Dio. Anche nella Chiesa.
Nella storia presente, non è lecito a noi distinguere nettamente fra bene e male. Questa è una tentazione sempre presente. Sarebbe così facile - secondo noi - dividere l’umanità in buoni e cattivi. E ovviamente noi saremmo tra i buoni…
Ma neppure dentro ognuno di noi è facile distinguere nettamente, separare con una linea chiara il bene e il male. In ogni atteggiamento buono ci può essere nascosta un’intenzione cattiva; e nessun cattivo è così cattivo da non possedere in sé anche qualche lato positivo, di bontà.
Oltre a non giudicare e pretendere di separare bene e male, giusti e peccatori, Gesù ci invita ad avere pazienza. Il tempo della storia è tempo di compromessi, di convivenza tra bene e male. Non perché ognuno possa scegliere indifferentemente l’uno o l’altro. Ma perché solo Dio conosce le intenzioni più profonde di ogni persona, e solo nel giorno del giudizio tutto apparirà chiaro: il grano sarà conservato mentre la zizzania sarà gettata nel fuoco.
Qualche volta poi, pur riconoscendo che non spetta a noi dare un giudizio di condanna del male, dei peccatori ecc., tuttavia pretendiamo che sia almeno Dio a farlo. Vorremmo cioè costringere Dio a misurare la storia e gli uomini con il nostro metro e i nostri criteri di valutazione. Perché Dio non interviene, perché non castiga i cattivi? Perché non toglie subito la zizzania, così viviamo più in pace?
I tempi di Dio non sono i nostri, e i suoi piani sono diversi. La sua pazienza è motivata dalla fiducia che il peccatore possa pentirsi, che il cattivo si accorga da sé (senza bisogno del castigo) della sua condotta sbagliata… E anche che il bene prenda sempre più forza nel confronto e nella sfida del male.
È un atto di fiducia di Dio in ogni uomo e nella storia. Pazienza e fiducia che devono diventare anche virtù nostre!