Mt 11,25-30
Non sono molte le preghiere recitate da Gesù e riportate dai Vangeli. Tutti conosciamo bene la principale, il “Padre nostro”, che in realtà Gesù pronuncia per insegnare ai suoi discepoli - e a noi - come dobbiamo pregare. Ma in alcune occasioni, non molte, Gesù stesso si è rivolto al Padre con la preghiera.
Questa che abbiamo ascoltato oggi, riferita dall’evangelista Matteo e riportata anche da Luca, ci può stupire. Il passo è fuori dal contesto che lo precede, e si riferisce piuttosto a una considerazione generale che Gesù fa circa coloro che ascoltano e accolgono il suo insegnamento. “Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.
Gesù non ha avuto difficoltà a farsi capire dalla gente semplice. Il popolo lo capiva e lo seguiva. Quelle persone umili e quasi sempre povere, senza speciale istruzione, contadini, pastori, pescatori del lago di Tiberiade, che vivevano del duro lavoro per portare avanti una famiglia, accoglievano con gioia il suo annuncio che Dio è un Padre buono, preoccupato per tutti i suoi figli, specialmente gli ultimi, i piccoli, gli esclusi.
Chi aveva bisogno di aiuto lo cercava: percepivano il suo amore dai gesti concreti di aiuto, come i malati, o dalla sua accoglienza misericordiosa e non giudicante, come i peccatori. Le donne si sentivano trattate con dignità e capite, e vicino a Gesù intuivano che Dio deve amare tutti i suoi figli e figlie, con amore materno, senza discriminazioni.
Nelle parole e nel modo di essere di Gesù, nel suo modo di parlare di Dio e di aiutare tutti, di stare dalla parte dei poveri, il popolo sentiva un Dio vicino, che stava dalla loro parte, che offriva consolazione, guarigione, perdono.
L’atteggiamento dei “dotti e sapienti” era diverso. Ciò che dava gioia ai semplici, faceva arrabbiare loro. I sacerdoti e i teologi non capivano come Dio possa perdonare i peccatori prima che essi abbiano fatto qualcosa per meritarselo. Non capivano come Gesù si preoccupasse tanto di quelli che soffrono, ma poi non osservava le prescrizioni della legge religiosa, come il digiuno o il riposo nei giorni di festa.
Il Dio che conoscono loro è tutto all’opposto del Dio predicato da Gesù: per questo lo contestano e alla fine riescono a metterlo a tacere.
Evidentemente Gesù pensa che quelli che hanno capito veramente il suo annuncio su Dio non sono gli intellettuali e i capi religiosi, ma gli umili, i semplici, quelli che a volte chiamiamo “il popolino”. Per questo prorompe in questa bella preghiera: “Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.
Mi ricordo bene i primi anni del pontificato di papa Francesco. Spingeva a tornare all’essenziale del Vangelo, chiedeva alla Chiesa di essere come un “ospedale da campo”, parlava di misericordia, di perdono, di accoglienza degli ultimi, di vicinanza ai poveri. I “parrucconi” lo denigravano, accusandolo di non difendere la dottrina, la tradizione, di non tuonare contro l’aborto, l’omosessualità, l’eutanasia…
Gesù non ci chiede di non essere “dotti e sapienti”, ma di accogliere il suo insegnamento con il cuore, prima che con la fredda ragione.

